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Studio per Genesi

Nel dicembre 1985, all’interno del Festival Due Dimensioni, si svolge una serata nel Teatro Due di Parma, nella quale Franco Battiato, tra l’altro, presenta una composizione intitolata “Studio per Genesi” (prova/anticipazione dell’opera “Genesi“, che verrà rappresentata per la prima volta nella sua interezza circa un anno e mezzo dopo).

In un articolo scritto da Michele Serra così viene descritto il brano:
Dei tre tempi della serata concertistica, lo «Studio per Genesi» occupava quello di mezzo. Quattro voci soliste, un cospicuo coro e la piccola ma affiatata orchestra dell’Accademia Filarmonica Renzo Martini, diretta da Alessandro Nidi, hanno dipanato la mezz’ora abbondante di partitura finora approntata da Battiato. Da semplici cronisti, non avvezzi a una materia così complessa e codificata, l’impressione è stata di suggestione e incompiutezza: tutt’altro che eversiva nella sua struttura pienamente tonale (quasi introvabili, se ci sono, i riferimenti al «maestro» Stockhausen), «Genesi» alterna atmosfere orizzontali e rarefatte a grandi colpi di coro e orchestra. Abbisogna dunque di una potenza d’esecuzione che i pur volenterosi cantanti (una trentina) e i circa altrettanti musicisti non potevano esplicare. Lo stesso Battiato, del resto, ha avvertito l’attento e partecipe pubblico che le «quantità» di questo breve studio di presentazione non avrebbero dato che una timida idea di quello che sarà il lavoro compiuto, destinato ad un numero almeno triplo di esecutori. Detto che la «biblicità» della musica ascoltata ci è sembrata sortire soprattutto dallo stilizzato titanismo del coro (alla «Carmina Burana di Orff») e assai meno dalle brevi parti recitate, didascaliche fino all’ingenuità; e aggiunto che del Battiato noto ai più (quello canzonettistico) si possono ritrovare vaghe tracce in certi intrecci tra archi e una tastiera elettronica e nell’ipnotica sinuosità di certe arie; spendiamo ancora qualche parola su qualche perplessità suscitata dalla serata nel suo complesso. Presentare al pubblico una bozza ancora grezza, per giunta preceduta e seguita da altre dimostrazioni – diversissime fino alla casualità – del proprio lavoro musicale, conferma il piacere gentilmente provocatorio con il quale Battiato confonde programmaticamente le carte in tavola, preoccupandosi assai poco del contesto e limitandosi a fare quello che gli pare dove gli pare, dribblando elegantemente le gabbie dell’accademia ma a volte anche la congruenza della comunicazione“.

Sul quotidiano La Stampa invece, il 30 dicembre 1985, Enzo Gentile, sempre a proposito di questa esecuzione, scriveva:
L’esecuzione di «Studio per Genesi», un brandello di circa venticinque minuti, porzione minoritaria rispetto ai tre atti di cui si costituirà l’opera completa, ha coperto l’arco centrale della serata, affidata all’orchestra dell’Accademia Filarmonica Renzo Martini diretta da Alessandro Nidi, a quattro cantanti, e alle voci della Cooperativa Artisti del Coro, un imponente ensemble di circa ottanta unità complessive. Cantato In quattro lingue lo «Studio per Genesi» prevedeva in questa illustrazione parmense l’incrocio e l’accumulo di diverse tendenze che in alcuni dei presenti ha fatto sorgere il dubbio tra kitsch e austera sintesi di influenze vicine e lontane. L’autore tiene molto a sottolineare la natura esoterica dell’opera, i richiami all’Oriente, ma in effetti sono numerose le citazioni e i balzi d’umore e di linguaggio avvertiti. C’è un intarsio costante con l’elettronica, a base di tastiere che forniscono una tecnologia «dolce», cioè non aggressiva né ingombrante, poi si ascoltano progressioni vigorose degli strumenti e delle voci che si alternano rapidamente a stop improvvisi, secondo un andamento che, in apparenza, nulla ha mutuato dal mondo estetico che Battiato ha frequentato finora. Non si odono echi evidenti della fase d’avanguardia, né di quella leggera-commerciale: «Genesi» ha tutte le premesse per fare storia a sé. In attesa di constatarne lo spessore reale, a lavorazione ultimata, è da rilevare l’atto di coraggio del musicista, capace di vendere circa due milioni di album nel giro di poco tempo e quindi di voltare repentinamente le spalle alla fama conseguita con quei sistemi artistici di più semplice fruizione. Dotata di un testo smozzicato, ancora insufficiente per un giudizio, «Genesi» dichiara nelle brevi note del programma: «Genesi nasce molto, molto semplicemente dal desiderio di esprimere sentimenti che cercano di sollevarsi dai percorsi più quotidiani. Sicuramente, oggi, oltre a essere la manifestazione di una vocazione personale, un’opera così può, senza presunzione, unire, collegare lo spirito di numerosi uomini: persone che vivono con un desiderio, e che ormai non si accontentano più della musica che fa da colonna sonora alla profonda demenza della politica del consumo»“.

locandina del concerto del 4 agosto 1984
locandina del concerto del 4 agosto 1984

Qualcosa di simile era già avvenuto anche nell’agosto 1984, in occasione di due concerti tenuti il 4 e 5 agosto a Venezia.
Come annunciava un anonimo giornalista sul quotidiano La Stampa del 4 agosto 1984: “Esibizione insolita per il cantautore Franco Battiato, oggi e domani nel Chiostro di San Nicolò al Lido di Venezia. L’Orchestra di musica da Camera di Venezia, diretta da Giusto Pio, l’ex violinista della Scala ora braccio destro del cantante e musicista siciliano, eseguirà nella prima parte della serata motivi del cantautore completamente riarrangiati, mentre nella seconda parte verrà eseguita una sintesi dell’opera lirica cui Battiato sta lavorando da tempo «Genesi ’85» lavoro di tre atti di mezz’ora ciascuno su temi mistico-religiosi, che dovrebbe essere completata appunto nell’85


Di queste serate non circolano registrazioni, non è chiaro quanto questo “Studio per Genesi” contenga elementi poi eliminati dall’opera finale (rimasti inediti)  o elementi (più o meno) modificati rispetto all’arrangiamento definitivo.

I ritmi del cuore

Nel 1985 Battiato sta già lavorando alla sua prima opera (“Genesi“, la cui prima esecuzione sarà a Parma il 26 aprile 1987). Alcuni dei temi che confluiranno nell’opera vengono raccolti in questo lavoro intitolato “I ritmi del cuore” e presentati (e in un certo senso anche testati) in alcuni concerti dal vivo.
Ad interpretarli troviamo Alide Maria Salvetta (soprano e tastiere) e Antonio Ballista (pianoforte e tastiere), storici collaboratori di Franco Battiato.
Come recitava il programma di sala, questo “atto unico di teatro da camera” per soprano e tastiere elettroniche (ma era largamente usato anche il pianoforte) su libretto di Tommaso Tramonti era organizzato in 5 sezioni:

  1. Dall’orgasmo cosmico nacquero lo spazio e il tempo
  2. Gerarchie dei raggi di sole
  3. Je suis l’homme; je suis le chemin
  4. Un deux trois quatre
  5. Cerco un giardino dove morire
iRitmiDelCuore2
introduzione a “I ritmi del cuore” tratta dal programma di sala

Quest’opera non è mai stata incisa ufficialmente, in rete circola la registrazione amatoriale dell’esecuzione tenuta a Roma il 23 aprile 1985 nell’Aula Magna dell’Università La Sapienza.