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Asino d’oro

In un articolo di Dario Salvatori, pubblicato dal quotidiano Il Tempo nel 2004 (lo potete leggere anche nella sezione “Press & memorabilia” del sito ufficiale dei Krisma, cliccate qua per leggerlo), articolo nel quale introduceva l’allora nuovo disco di Battiato “Dieci stratagemmi“, Salvatori parla di una canzone scritta da Battiato insieme a Manlio Sgalambro e intitolata “Asino d’oro”  che sarebbe stato “il brano di punta” del disco.

Non solo nessuno dei brani presenti in “Dieci stratagemmi” si intitola così, ma anche nessuno dei testi presenti nel disco parla di asini  né se ne parlerà nei dischi seguenti.
Riteniamo pertanto possibile che questa canzone sia rimasta inedita.


Di questo brano non circola alcuna registrazione anche se, secondo alcune voci rigorosamente non confermate, sarebbe stato eseguito dal vivo in qualche occasione.

Il Cavaliere dell’Intelletto

Il Cavaliere dell’Intelletto” è probabilmente il più famoso lavoro di Franco Battiato rimasto inedito. Si parla di quest’opera sul sito ufficiale e su molte altre pagine-web, vi segnaliamo in particolare la sua pagina wikipedia e quella dedicatagli dalla casa editrice Sonzogno in occasione della pubblicazione del libretto.

Commissionata dalla Regione Sicilia in occasione dell’ottavo centenario della nascita di Federico II di Svevia l’opera, la terza di Battiato, è raccontata e descritta in maniera molto accurata da Annino La Posta nel suo libro “Franco Battiato – Soprattutto il silenzio” (Giunti, 2010).
Scrive La Posta, in relazione alla prima rappresentazione:
«Il Cavaliere dell’Intelletto» è un’opera in due atti, interpretata da quattro attori: Alessandro Vantini, che impersona Federico II, e Tania Rocchetta, che ha il doppio ruolo di Costanza D’Aragona e di Isabella di Brienne (le due mogli di Federico II), mentre nella parte di Michele Scoto (filosofo occidentale) c’è Giancarlo Ilari e in quella di Ibn Sab’yn (filosofo orientale) Toni Servillo. I solisti sono, oltre allo stesso Battiato, il soprano Cristina Barbieri e il basso Stefano Rinaldi. Li accompagnano il coro diretto da Filippo Maria Bressan e l’Orchestra Sinfonica di Palermo diretta dal maestro Marco Boni. Le coreografie sono curate da Raffaella Rossellini, che si esibisce anche come ballerina insieme a Luis Emilio Bruni e a Lino Privitera“.
La Posta aggiunge anche che: “Lo sviluppo è sempre antinarrativo e presentato per quadri successivi, sottolineati da suoni elettronici che si sposano con l’orchestrazione classica“.

copertina dello spartito de "Il Cavaliere dell'Intelletto"
copertina dello spartito de “Il Cavaliere dell’Intelletto”

Rispetto alle opere precedenti è più marcato l’utilizzo della parola recitata. In proposito lo stesso Battiato dichiara, riferendosi al libretto, scritto da Manlio Sgalambro: “Il suo testo l’ho lasciato come teatro puro e sono intervenuto con la musica solo nei momenti in cui poteva alleviare le pene della parola. Quella parola pura mi ha fatto venire in mente che in effetti stavamo entrando in un nuovo genere di proposta teatrale […] L’opera ha un bilanciamento bellissimo tra le parti musicali che alleviano la parola e l’assoluto rigore di questa parola“.

due scene de "Il cavaliere dell'intelletto"
due scene de “Il cavaliere dell’intelletto”

A Francesco Giambrone de “Il giornale della musica” Battiato dichiara: “Ci sono recitativi puri, recitativi con sotto musica d’accompagnamento (a mio parere le parti più interessanti) e poi vere e proprie arie liriche che Sgalambro ha scritto con una classe poetica eccezionale“.

manifesto per la prima de "Il Cavaliere dell'Intelletto"
manifesto per la prima de “Il Cavaliere dell’Intelletto”

La prima dell’opera si è svolta nella Cattedrale di Palermo il 20 e 21 settembre 1994.
Su “La Stampa“, il 21 settembre 1994, Liliana Madeo scrive: “In un dosaggio molto elaborato e ambizioso di musiche, arie cantate, balletti, recitativi da teatro tradizionale, cori, canti gregoriani, silenzi, nenie arabe. Un intreccio di linguaggi sempre godibile, spesso felice. Alla parola Franco Battiato ha consegnato uno spazio privilegiato. Ma è stato lui, poi, a intrecciare i fili dello spettacolo nel segno della sua sapienza musicale, complessa e eterogenea. Ecco quindi i quesiti su filosofia e potere, e il brusìo delle vie di Palermo. Ecco gli interrogativi sulla natura della verità, e le danze che riportano l’eco di guerre lontane o il sapore dei fasti da sultano che rallegrano la corte. La musica impasta l’Oriente e l’Occidente sul cui crinale Federico percorre strade inesplorate e impervie, e ecco Isabella di Brienne – la seconda moglie, morta nel 1228 – che canta l’addio alla sua patria, nella nostalgia di un bene perduto e nell’amore per il potente sposo. Un canto sufi anticipa la morte del mistico arabo che si suicida «per rientrare al più presto nel seno di Dio». E la musica avvolge la parola, stempera le durezze del dialogo, dà maestà e sacralità alla tenerezza di Costanza d’Aragona, sposata quando il futuro imperatore era appena quattordicenne.”

Su “Il Corriere della sera“, il 21 settembre 1994, Mario Luzzatto Fegiz scrive: “La musica e’ tenuta a livelli bassi amalgamandosi con i dialoghi, la narrazione, combinando elementi antichi e moderni. Qua e la’ le impennate del Battiato sperimentatore di «Ethica Von Etika», come in quel miscuglio di voci che incrociano frammenti di ebraico, arabo, greco e tedesco, tra un latrato di cane e un gracchiare di cornacchia a rappresentazione di una via di Palermo e del crogiolo di culture che Federico II cerco’ di unire. Un’ opera sacra di respiro, piu’ ricca di intuizioni musicali e poetiche delle precedenti di Battiato“.

Gino Castaldo su “La Repubblica“, il 22 settembre 1994, scrive: “Che Battiato del resto stia procedendo più verso un lavoro di sottrazione che di accumulo, è piuttosto evidente. La musica di questo «Cavaliere dell’ intelletto» è un distillato lieve, una quintessenza spirituale il cui obiettivo finale sembra essere il silenzio, o meglio la risonanza del vuoto, la sospensione temporale. A differenza di altri compositori contemporanei, Battiato non adopera metalinguaggi, non si riferisce cioè al linguaggio stesso, ma punta decisamente altrove, cercando di cogliere la corrispondenza tra il suono e una zona interiore che vive tra emozione e spiritualità, il che ovviamente è motivo d’ imbarazzo in ambiente accademico, ma che produce forti suggestioni, molto vicine alla semplicità terminale, quella a cui si arriva appunto dopo un lungo lavoro di sottrazione. […] La musica vive di un perfetto equilibrio, forse mai raggiunto prima da Battiato, tra la ispirazione extraoccidentale e il canto lirico. Non si avverte alcuna contraddizione tra le due strade, come se davvero la figura di Federico II avesse funzionato da elemento catalizzatore, rendendo naturale quello che naturale non è, almeno allo stato attuale delle cose. Le stesse contaminazioni tra i suoni acustici dell’ orchestra, quelli elettronici delle tastiere, i campionamenti, e perfino i rumori, appaiono straordinariamente riuscite, senza asprezze di alcun genere. Un’opera da riascoltare con attenzione“.

il libretto de "Il Cavaliere dell'Intelletto"
il libretto de “Il Cavaliere dell’Intelletto”

Singolarmente quest’opera, discograficamente mai pubblicata, risulta essere l’unica, tra quelle scritte da Battiato, ad avere avuto numerose repliche in svariate città (sicuramente nel teatro Pergolesi di Jesi, dal 7 al 9 ottobre 1994, nel teatro Rendano di Cosenza il 27 ottobre del 1994, il 20 e 21 gennaio 1996 nel teatro Municipale di Piacenza, nella Corte Malatestiana di Fano l’8 e il 9 agosto 1996, nel teatro Regio di Parma nell’aprile 1996,  nel teatro Vittorio Emanuele di Messina il 23 aprile 1996, nel teatro Comunale di Modena e nel teatro Comunale di Carpi nel 1996).

i crediti de "Il Cavaliere dell'Intelletto"
i crediti de “Il Cavaliere dell’Intelletto”
i crediti de "Il Cavaliere dell'Intelletto"
i crediti de “Il Cavaliere dell’Intelletto”
i crediti de "Il Cavaliere dell'Intelletto"
i crediti de “Il Cavaliere dell’Intelletto”
i crediti de "Il Cavaliere dell'Intelletto"
i crediti de “Il Cavaliere dell’Intelletto”

L’opera, della quale circola in rete il libretto, è composta di varie sezioni. Aiutandoci anche con le informazioni depositate presso l’archivio SIAE (vedi immagini sopra, notate la consequenzialità dei codici ISWC della seconda, terza e quarta immagine) possiamo dire che, dal punto di vista musicale, sia strutturata come segue:

Prologo

  • si apre con un prologo, recitato con musica e coro in sottofondo, intitolato “Teoria della Sicilia“, che è anche l’unico frammento dell’opera ad avere avuto una pubblicazione ufficiale (con il recitato di Manlio Sgalambro la potete ascoltare nel CD abbinato al DVD del film, dello stesso Battiato, “Niente è come sembra” o nel sesto CD del boxone antologico “Le nostre anime“)

Primo Atto

  • il primo atto inizia con la breve “Christus vincit” (coro e solisti)
  • segue “Volò con le ali della durabilità” (coro e Battiato alla voce)
  • e prosegue con la breve e rumorosa “Duello” (solo orchestra, probabilmente non depositata in SIAE, forse una sorta di improvvisazione)
  • il monologo de “Il buffone” (contrappuntato da orchestra, coro e tastiere)
  • il brano arabeggiante “Algeri” (con una voce maschile araba non meglio identificata e il coro, nella parte finale del brano a raddoppiarla),
  • Aria di Isabella” (soprano e coro),
  • il monologo “Lettera a Federico Scoto” (con l’orchestra e coro di sottofondo),
  • Aria di Costanza” (soprano e coro)
  •  e si conclude con “Oi lasso” (coro e basso)

 Secondo Atto

  • il secondo atto si apre con “Ragioni metafisiche” (coro e solisti, parte di questo brano verrà poi campionato da Battiato ed utilizzato nella canzone “L’ombrello e la macchina da cucire“)
  • seguono “Serénade sicilienne” (soprano e basso),
  • Il falcone” (o “Danza dei falchi“, orchestra e coro),
  • il monologo “Lamento” (sottofondo orchestrale),
  • Aria di Federico” (o “L’accostamento alla morte“, coro, solisti e voce di Battiato)
  • e il conclusivo “Finale” (o “Florebat olim“, per coro e orchestra che riprende il tema del prologo iniziale).
la locandina delle repliche a Parma de "Il cavaliere dell'intelletto"
la locandina delle repliche a Parma de “Il cavaliere dell’intelletto”

L’opera, secondo una fonte molto attendibile, dovrebbe essere stata registrata in uno studio romano, ma, per ragioni mai chiarite, non è mai stata ufficialmente pubblicata. Di questa registrazione ufficiale non circolano copie, in rete viceversa si trovano le registrazioni amatoriali di almeno due rappresentazioni dell’opera (quella di Carpi e quella di Fano).


La locandina delle repliche al Teatro Regio di Parma e le foto di scena dello spettacolo provengono dal sito di Luca Volpatti.

Ascesa e caduta di Troia

In un articolo di Giovanna Giordano, pubblicato sul quotidiano La Stampa del 25 aprile 1994, al termine di una intervista a Franco Battiato e Manlio Sgalambro sulla preparazione dell’opera “Il cavaliere dell’intelletto“, l’autrice scrive:
Musicista e filosofo, oltre che a terminare l’opera per Federico II, si accingono a scriverne un’altra, per il prossimo anno. Sarà dedicata alla distruzione di Troia“.
Sempre su La Stampa, il 19 settembre 1994, Liliana Madeo scrive un articolo intitolato “Battiato, note per un filosofo“, all’interno del quale è scritto:
Tre anni fa Battiato aveva composto la musica per il prologo di un’opera su caduta e distruzione di Troia. Ma lo spartito non era andato avanti. «Quando ci siamo incontrati mi ha parlato di questo tema, di Troia come un epiteto, forse il termine più significativo per indicare la guerra» ricorda Sgalambro. Il Professore, sollecitato dal Maestro, fu intrigato dall’idea di avventurarsi su terreni diversi da quello della riflessione filosofica e si mise a scrivere il testo per un’opera in parole e musica. «Le sue parole coincidevano perfettamente con la mia partitura. Non c’era un aggiustamento da fare» sorride Battiato. […] L’opera su Troia l’hanno accantonata dopo che, in dicembre, l’Assessorato ai Beni Culturali della Regione siciliana è riuscito a commissionare a Battiato un melodramma con cui aprire le celebrazioni per l’ottavo centenario della nascita di Federico II.
Lo stesso concetto è ribadito il 7 ottobre 1994 in un articolo non firmato pubblicato da “La Sicilia” dove troviamo scritto:
L’eclettico sodalizio tra i due siciliani si cimenterà successivamente in un’immersione totale nel mito, un’altra opera lirica ispirata questa volta all’Iliade, «Caduta e distruzione di Troia»

Si torna a parlare di quest’opera addirittura nel 1999, come riportato anche da Annino La Posta nel suo libro “Franco Battiato – Soprattutto il silenzio” (Giunti, 2010). In particolare in un articolo di Marinella Venegoni, pubblicato ancora da La Stampa il 10 aprile 1999, nel quale, recensendo un concerto di Battiato del Gommalacca tour e chiedendo a Battiato dei suoi futuri progetti, riceve questa risposta:
Un’opera a Roma in occasione del Giubileo, «Babilonia», con il multilinguismo visto come coesistenza di culture diverse; e sto concludendo «Ascesa e caduta di Troia» per debuttare intorno al 2001“.

In questi frammenti di una intervista trasmessa dall’emittente siciliana Video 3, della quale ignoriamo data e circostanze, Battiato parla di alcuni aspetti legati a questa opera.

Come “Babilonia” (ne abbiamo parlato qua), anche questa opera non è mai stata rappresentata e se ne sono completamente perse le tracce.


Di quest’opera non circola nessuna registrazione, demo o provino. Non è chiaro se alcune delle musiche scritte per questa opera siano poi state utilizzate, in toto o in parte, da Battiato in altri contesti.

Babilonia

Nel suo libro “Franco Battiato – Soprattutto il silenzio” (Giunti, 2010) Annino La Posta racconta di come, nel 1999, Battiato abbia in varie occasioni annunciato la preparazione di “un’opera a Roma in occasione del Giubileo, «Babilonia», con il multilinguismo visto come coesistenza di culture diverse“.
In particolare “il 7 luglio, nel Chiostro del Sacro Cuore di Trinità dei Monti a Roma, viene presentata un’anteprima intitolata “Quando eu stava in le tu’ catene”: accanto a Battiato, che con l’aiuto di due microfoni vocalizza in modo distorto alcune parti del testo e suona le tastiere, ci sono Angelo Privitera impegnato alle strumentazioni elettroniche, il soprano Alda Caiello, il quintetto vocale femminile La Reverdie e l’Ensemble Alter Ego […] Il frammento è accolto bene. Quando però il pubblico, che si aspettava un’esibizione più lunga, si accorge che il concerto è finito comincia a inveire contro Battiato, nel frattempo tornato sul palco con l’intenzione di offrire qualche canzone come bis, e l’artista a questo punto fa dietro front e torna dietro le quinte […] Fortunatamente la replica prevista qualche giorno dopo a Milano ha un esito migliore. In ogni caso, dopo queste rappresentazioni, di Babilonia non si sentirà più parlare“.
Sempre La Posta ci informa che l’anno dopo verrà presentato “Campi magnetici” (accompagnamento musicale per un balletto) “nel quale sembra che confluisca molto del materiale sonoro preparato per l’ormai completamente accantonata «Babilonia»“.

In un articolo pubblicato su La Repubblica il 10 giugno 1999 e firmato Pietro D’Ottavio si aggiunge che “Il testo di «Quando stavo nelle tue catene», giudicato molto forte e scioccante, è stato scritto dal filosofo Manlio Sgalambro […] Le parole di Sgalambro fanno riferimento all’Apocalisse di San Giovanni”.

Luigi Bellingardi invece, in un articolo del 7 luglio 1999 pubblicato sul Corriere della sera, scrive: “Il compositore siciliano proporrà in prima assoluta «Quando eu stava nelle tue catene», preludio all’incompiuta opera «Babylon». Dice Battiato: «In un certo senso sarà la sintesi delle varie esperienze proposte, prima di me, dai modernissimi Part e Kancheli e dall’antica Hildegard Von Bingen. Il tema della visione, angosciante e apocalittica, d’un tempo vissuto con il terrore della fine del mondo. Mille e non più mille. A quelle inquietudini lontane io ora aggiungo la mia perché il mondo d’oggi è Babylon e l’umanità scivola in un abisso. Com’è la mia partecipazione vocale ? Uso due microfoni, uno da un suono sperimentale, frastagliato, «in viluppo» dicono i tecnici. L’altro è alterato, con ruolo deformante. Insomma, mi danno una mano nel variare, alterare la voce. Questo episodio di «Babylon» è nel mio solito stile, una gran bella insalata di tecniche esecutive. Quando si ha paura, si dicono cose semplici, terra terra. L’idea della visione apocalittica, se mai, la esprimono gli altri esecutori […] Al di sopra o insieme alle loro voci intervengo io con il live electronics, il sintetizzatore, le tastiere. «Quando eu stava nelle tue catene» è appunto un collage, un mix di tante cose e di tanti suoni. C’è il pop e c’è l’antico come a Babilonia ci fu lo scontro tra il passato e il presente, tra il reale e il virtuale. Tra tutte le culture del mondo c’è qualcosa in comune, una corda qua una corda là, e c’è chi troverà che accostare le brevi frasi della musica minimalista alle lunghe frasi della musica modale indiana, i cori tibetani a quelli gregoriani, entrambi fissi e statici quanto tutt’attorno impazza il movimento, è una gran bella insalata !“.

Ancora sul Corriere della sera, il 19 luglio 1999, in un articolo/intervista firmato da Giuseppina Manin emerge che “L’opera completa, ideata per un cast di circa 60 elementi fra cantanti, coro e strumentisti, verrà presentata la prossima primavera a Roma. Poi potrebbe andare a Gerusalemme […] Titolo: «Babilonia». Sottotitolo: «Notizie degli ultimi 2000 anni». Un arco di tempo in cui troveranno posto anche sprazzi della guerra di Troia («ma Achille avrà la voce femminile di un soprano», svela malizioso il compositore), incursioni teologiche, deliri verbali, citazioni bibliche.“.

L’impressione quindi è che in questa opera potessero confluire anche frammenti dell’altra opera incompiuta di Battiato “Ascesa e caduta di Troia“.

In un articolo pubblicato il 20 aprile 1999 su La Repubblica, Pietro D’Ottavio, recensendo un concerto di Battiato del “Gommalacca tour“, scrive: “Lanno prossimo Battiato regalerà a Roma la «prima» della sua prossima opera, che prenderà spunto da Babilonia e sarà rappresentata in un luogo di grandissima suggestione archeologica, probabimente l’anfiteatro di Ostia Antica o Caracalla. Il progetto è legato al Giubileo e all’anno 2000 e ha un respiro nazionale: infatti dopo la rappresentazione romana l’opera scritta da Battiato – con testi di Sgalambro, scenografia di Luca Volpatti, la collaborazione di un importante coreografo e un cast di stelle della lirica e della musica – farà il giro di tutta la penisola“.

Sempre intervistato in relazione ad un concerto del “Gommalacca tour“, Battiato dichiara a Guido Guidi Guerrera, come riportato in un articolo pubblicato da La Nazione il 24 aprile 1999: “Forse è questa considerazione, assieme ad altre, che mi ha portato a comporre «Babilonia», un’opera che verrà rappresentata tra non molto tempo. Senza avere alcun intento moralistico, intendo descrivere il caos che chiude questo millennio, mentre si affaccia al prossimo con tutte le ansie, gli interrogativi e le speranze disattese […] «Babilonia» è un lavoro che vuol essere un auspicio per superare le nostre sofferenze e insofferenze […] diciamo che con quest’opera guardo al contingente e mi proietto un po’ verso il futuro, senza per questo rinnegare le esperienze che mi appartengono e alle quali non rinuncerei per nulla al mondo“.


Non mi risulta circolino registrazioni (ufficiali o meno) di queste due serate e non è chiaro quanto e cosa sia confluito in “Campi magnetici” del lavoro preparatorio fatto da Battiato per “Babilonia“.
Come giustamente ci fanno osservare nei commenti, il sottotitolo dell’opera (citato nell’articolo del Corriere della sera del 19 luglio 1999) “notizie degli ultimi 2000 anni” ha una sostanziale comunanza con il testo “logoi dagli ultimi 2000 anni” recitato da Battiato nella traccia “L’ignoto” (all’interno del CD “Campi magnetici“), a significare un probabile legame tra questo brano e un qualche frammento dell’opera “Babilonia“.