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Il girifalco dell’harem

Nel 1995, all’interno del festival Taormina Arte, va in scena “Il girifalco dell’harem“, uno spettacolo teatrale scritto da Alberto Bassetti, per la regia di Giorgio Albertazzi, con Giuseppe Pambieri protagonista nel ruolo di Federico II. Questo spettacolo verrà poi ripreso, con il titolo modificato in “Harem” anche nella stagione ’96-’97

Le musiche di questo spettacolo sono accreditate a Franco Battiato.

una scena de "Il girifalco dell'harem"
una scena de “Il girifalco dell’harem”

Non è chiaro se questo commento musicale sia inedito o scritto appositamente per questa rappresentazione, non mi risulta circolino immagini (o registrazioni audio) di qualcuna di queste rappresentazioni.
L’immagine proviene dal sito ufficiale del festival Taormina Arte.

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Empedocle

Nel 1990 va in scena “Empedocle“, di Friedrich Hölderlin, per la regia e l’adattamento teatrale di Melo Freni, con Flavio Bucci protagonista.

Le musiche sono accreditate a Franco Battiato e,  secondo un articolo scritto da Rossella Battisti e pubblicato su L’Unità del 24 maggio 1990, “Franco Battiato sottolinea l’azione con un opportuno commento musicale“.


Non è chiaro se questo commento musicale sia inedito o scritto appositamente per questa rappresentazione, non mi risulta circolino immagini (o registrazioni audio) di qualcuna di queste rappresentazioni.

Il Cavaliere dell’Intelletto

Il Cavaliere dell’Intelletto” è probabilmente il più famoso lavoro di Franco Battiato rimasto inedito. Si parla di quest’opera sul sito ufficiale e su molte altre pagine-web, vi segnaliamo in particolare la sua pagina wikipedia e quella dedicatagli dalla casa editrice Sonzogno in occasione della pubblicazione del libretto.

Commissionata dalla Regione Sicilia in occasione dell’ottavo centenario della nascita di Federico II di Svevia l’opera, la terza di Battiato, è raccontata e descritta in maniera molto accurata da Annino La Posta nel suo libro “Franco Battiato – Soprattutto il silenzio” (Giunti, 2010).
Scrive La Posta, in relazione alla prima rappresentazione:
«Il Cavaliere dell’Intelletto» è un’opera in due atti, interpretata da quattro attori: Alessandro Vantini, che impersona Federico II, e Tania Rocchetta, che ha il doppio ruolo di Costanza D’Aragona e di Isabella di Brienne (le due mogli di Federico II), mentre nella parte di Michele Scoto (filosofo occidentale) c’è Giancarlo Ilari e in quella di Ibn Sab’yn (filosofo orientale) Toni Servillo. I solisti sono, oltre allo stesso Battiato, il soprano Cristina Barbieri e il basso Stefano Rinaldi. Li accompagnano il coro diretto da Filippo Maria Bressan e l’Orchestra Sinfonica di Palermo diretta dal maestro Marco Boni. Le coreografie sono curate da Raffaella Rossellini, che si esibisce anche come ballerina insieme a Luis Emilio Bruni e a Lino Privitera“.
La Posta aggiunge anche che: “Lo sviluppo è sempre antinarrativo e presentato per quadri successivi, sottolineati da suoni elettronici che si sposano con l’orchestrazione classica“.

copertina dello spartito de "Il Cavaliere dell'Intelletto"
copertina dello spartito de “Il Cavaliere dell’Intelletto”

Rispetto alle opere precedenti è più marcato l’utilizzo della parola recitata. In proposito lo stesso Battiato dichiara, riferendosi al libretto, scritto da Manlio Sgalambro: “Il suo testo l’ho lasciato come teatro puro e sono intervenuto con la musica solo nei momenti in cui poteva alleviare le pene della parola. Quella parola pura mi ha fatto venire in mente che in effetti stavamo entrando in un nuovo genere di proposta teatrale […] L’opera ha un bilanciamento bellissimo tra le parti musicali che alleviano la parola e l’assoluto rigore di questa parola“.

due scene de "Il cavaliere dell'intelletto"
due scene de “Il cavaliere dell’intelletto”

A Francesco Giambrone de “Il giornale della musica” Battiato dichiara: “Ci sono recitativi puri, recitativi con sotto musica d’accompagnamento (a mio parere le parti più interessanti) e poi vere e proprie arie liriche che Sgalambro ha scritto con una classe poetica eccezionale“.

manifesto per la prima de "Il Cavaliere dell'Intelletto"
manifesto per la prima de “Il Cavaliere dell’Intelletto”

La prima dell’opera si è svolta nella Cattedrale di Palermo il 20 e 21 settembre 1994.
Su “La Stampa“, il 21 settembre 1994, Liliana Madeo scrive: “In un dosaggio molto elaborato e ambizioso di musiche, arie cantate, balletti, recitativi da teatro tradizionale, cori, canti gregoriani, silenzi, nenie arabe. Un intreccio di linguaggi sempre godibile, spesso felice. Alla parola Franco Battiato ha consegnato uno spazio privilegiato. Ma è stato lui, poi, a intrecciare i fili dello spettacolo nel segno della sua sapienza musicale, complessa e eterogenea. Ecco quindi i quesiti su filosofia e potere, e il brusìo delle vie di Palermo. Ecco gli interrogativi sulla natura della verità, e le danze che riportano l’eco di guerre lontane o il sapore dei fasti da sultano che rallegrano la corte. La musica impasta l’Oriente e l’Occidente sul cui crinale Federico percorre strade inesplorate e impervie, e ecco Isabella di Brienne – la seconda moglie, morta nel 1228 – che canta l’addio alla sua patria, nella nostalgia di un bene perduto e nell’amore per il potente sposo. Un canto sufi anticipa la morte del mistico arabo che si suicida «per rientrare al più presto nel seno di Dio». E la musica avvolge la parola, stempera le durezze del dialogo, dà maestà e sacralità alla tenerezza di Costanza d’Aragona, sposata quando il futuro imperatore era appena quattordicenne.”

Su “Il Corriere della sera“, il 21 settembre 1994, Mario Luzzatto Fegiz scrive: “La musica e’ tenuta a livelli bassi amalgamandosi con i dialoghi, la narrazione, combinando elementi antichi e moderni. Qua e la’ le impennate del Battiato sperimentatore di «Ethica Von Etika», come in quel miscuglio di voci che incrociano frammenti di ebraico, arabo, greco e tedesco, tra un latrato di cane e un gracchiare di cornacchia a rappresentazione di una via di Palermo e del crogiolo di culture che Federico II cerco’ di unire. Un’ opera sacra di respiro, piu’ ricca di intuizioni musicali e poetiche delle precedenti di Battiato“.

Gino Castaldo su “La Repubblica“, il 22 settembre 1994, scrive: “Che Battiato del resto stia procedendo più verso un lavoro di sottrazione che di accumulo, è piuttosto evidente. La musica di questo «Cavaliere dell’ intelletto» è un distillato lieve, una quintessenza spirituale il cui obiettivo finale sembra essere il silenzio, o meglio la risonanza del vuoto, la sospensione temporale. A differenza di altri compositori contemporanei, Battiato non adopera metalinguaggi, non si riferisce cioè al linguaggio stesso, ma punta decisamente altrove, cercando di cogliere la corrispondenza tra il suono e una zona interiore che vive tra emozione e spiritualità, il che ovviamente è motivo d’ imbarazzo in ambiente accademico, ma che produce forti suggestioni, molto vicine alla semplicità terminale, quella a cui si arriva appunto dopo un lungo lavoro di sottrazione. […] La musica vive di un perfetto equilibrio, forse mai raggiunto prima da Battiato, tra la ispirazione extraoccidentale e il canto lirico. Non si avverte alcuna contraddizione tra le due strade, come se davvero la figura di Federico II avesse funzionato da elemento catalizzatore, rendendo naturale quello che naturale non è, almeno allo stato attuale delle cose. Le stesse contaminazioni tra i suoni acustici dell’ orchestra, quelli elettronici delle tastiere, i campionamenti, e perfino i rumori, appaiono straordinariamente riuscite, senza asprezze di alcun genere. Un’opera da riascoltare con attenzione“.

il libretto de "Il Cavaliere dell'Intelletto"
il libretto de “Il Cavaliere dell’Intelletto”

Singolarmente quest’opera, discograficamente mai pubblicata, risulta essere l’unica, tra quelle scritte da Battiato, ad avere avuto numerose repliche in svariate città (sicuramente nel teatro Pergolesi di Jesi, dal 7 al 9 ottobre 1994, nel teatro Rendano di Cosenza il 27 ottobre del 1994, il 20 e 21 gennaio 1996 nel teatro Municipale di Piacenza, nella Corte Malatestiana di Fano l’8 e il 9 agosto 1996, nel teatro Regio di Parma nell’aprile 1996,  nel teatro Vittorio Emanuele di Messina il 23 aprile 1996, nel teatro Comunale di Modena e nel teatro Comunale di Carpi nel 1996).

i crediti de "Il Cavaliere dell'Intelletto"
i crediti de “Il Cavaliere dell’Intelletto”
i crediti de "Il Cavaliere dell'Intelletto"
i crediti de “Il Cavaliere dell’Intelletto”
i crediti de "Il Cavaliere dell'Intelletto"
i crediti de “Il Cavaliere dell’Intelletto”
i crediti de "Il Cavaliere dell'Intelletto"
i crediti de “Il Cavaliere dell’Intelletto”

L’opera, della quale circola in rete il libretto, è composta di varie sezioni. Aiutandoci anche con le informazioni depositate presso l’archivio SIAE (vedi immagini sopra, notate la consequenzialità dei codici ISWC della seconda, terza e quarta immagine) possiamo dire che, dal punto di vista musicale, sia strutturata come segue:

Prologo

  • si apre con un prologo, recitato con musica e coro in sottofondo, intitolato “Teoria della Sicilia“, che è anche l’unico frammento dell’opera ad avere avuto una pubblicazione ufficiale (con il recitato di Manlio Sgalambro la potete ascoltare nel CD abbinato al DVD del film, dello stesso Battiato, “Niente è come sembra” o nel sesto CD del boxone antologico “Le nostre anime“)

Primo Atto

  • il primo atto inizia con la breve “Christus vincit” (coro e solisti)
  • segue “Volò con le ali della durabilità” (coro e Battiato alla voce)
  • e prosegue con la breve e rumorosa “Duello” (solo orchestra, probabilmente non depositata in SIAE, forse una sorta di improvvisazione)
  • il monologo de “Il buffone” (contrappuntato da orchestra, coro e tastiere)
  • il brano arabeggiante “Algeri” (con una voce maschile araba non meglio identificata e il coro, nella parte finale del brano a raddoppiarla),
  • Aria di Isabella” (soprano e coro),
  • il monologo “Lettera a Federico Scoto” (con l’orchestra e coro di sottofondo),
  • Aria di Costanza” (soprano e coro)
  •  e si conclude con “Oi lasso” (coro e basso)

 Secondo Atto

  • il secondo atto si apre con “Ragioni metafisiche” (coro e solisti, parte di questo brano verrà poi campionato da Battiato ed utilizzato nella canzone “L’ombrello e la macchina da cucire“)
  • seguono “Serénade sicilienne” (soprano e basso),
  • Il falcone” (o “Danza dei falchi“, orchestra e coro),
  • il monologo “Lamento” (sottofondo orchestrale),
  • Aria di Federico” (o “L’accostamento alla morte“, coro, solisti e voce di Battiato)
  • e il conclusivo “Finale” (o “Florebat olim“, per coro e orchestra che riprende il tema del prologo iniziale).
la locandina delle repliche a Parma de "Il cavaliere dell'intelletto"
la locandina delle repliche a Parma de “Il cavaliere dell’intelletto”

L’opera, secondo una fonte molto attendibile, dovrebbe essere stata registrata in uno studio romano, ma, per ragioni mai chiarite, non è mai stata ufficialmente pubblicata. Di questa registrazione ufficiale non circolano copie, in rete viceversa si trovano le registrazioni amatoriali di almeno due rappresentazioni dell’opera (quella di Carpi e quella di Fano).


La locandina delle repliche al Teatro Regio di Parma e le foto di scena dello spettacolo provengono dal sito di Luca Volpatti.

Apocalisse

Secondo un articolo (non firmato) pubblicato da Rockol.it il 24 febbraio 1998, intitolato “Franco Battiato, Apocalisse in vista“,  la Provincia di Palermo avrebbe incaricato il musicista siciliano di preparare un’opera in vista del Giubileo del 2000. Battiato si sarebbe dovuto cimentare con un testo di Crispino Valenziani (o forse, più probabilmente, Crispino Valenziano) sul tema dell’Apocalisse. Battiato avrebbe dichiarato a Rockol: “È un testo molto rigoroso, soprattutto per la ricostruzione filologica. Il problema sarà far incontrare le parole e la musica, per la quale sto pensando a qualcosa di contaminato, con innumerevoli variazioni timbriche”.

Dovrebbe trattasi della stessa opera citata anche all’interno del libro di Maurizio MacaleFranco Battiato – Centro di gravità permanente – Storia di una ricerca della verità“, pubblicato da Bastogi nel 1994 (ma la copia in mano nostra è la seconda edizione, riveduta e corretta, del 1997). Parlando della vocazione di Franco Battiato che lo porterebbe a comporre opere classiche l’autore cita lavori quali “Gilgamesh” e “Genesi” unitamente ad un’opera inedita ed (allora) in fase di progettazione intitolata, appunto, “Apocalisse“.


Non è chiaro quanto il progetto di questa composizione sia andato avanti, in ogni caso non mi risultano pubblicazioni ufficiali o registrazioni dal vivo (ammesso che parti di questa opera siano state mai eseguite in pubblico).

Enuma Elish

All’interno del libro di Maurizio MacaleFranco Battiato – Centro di gravità permanente – Storia di una ricerca della verità“, pubblicato da Bastogi nel 1994 (ma la copia in mano nostra è la seconda edizione, riveduta e corretta, del 1997), si parla della vocazione di Franco Battiato che lo porterebbe a comporre opere classiche.
A tal proposito si citano lavori quali “Gilgamesh” e “Genesi” unitamente ad un’opera inedita ed (allora) in fase di progettazione intitolata “Enuma Elish” (cliccate qui per sapere di cosa si tratta).


Di questa composizione non mi risultano pubblicazioni ufficiali o registrazioni dal vivo (ammesso che parti di questa opera siano state mai eseguite in pubblico).

Ascesa e caduta di Troia

In un articolo di Giovanna Giordano, pubblicato sul quotidiano La Stampa del 25 aprile 1994, al termine di una intervista a Franco Battiato e Manlio Sgalambro sulla preparazione dell’opera “Il cavaliere dell’intelletto“, l’autrice scrive:
Musicista e filosofo, oltre che a terminare l’opera per Federico II, si accingono a scriverne un’altra, per il prossimo anno. Sarà dedicata alla distruzione di Troia“.
Sempre su La Stampa, il 19 settembre 1994, Liliana Madeo scrive un articolo intitolato “Battiato, note per un filosofo“, all’interno del quale è scritto:
Tre anni fa Battiato aveva composto la musica per il prologo di un’opera su caduta e distruzione di Troia. Ma lo spartito non era andato avanti. «Quando ci siamo incontrati mi ha parlato di questo tema, di Troia come un epiteto, forse il termine più significativo per indicare la guerra» ricorda Sgalambro. Il Professore, sollecitato dal Maestro, fu intrigato dall’idea di avventurarsi su terreni diversi da quello della riflessione filosofica e si mise a scrivere il testo per un’opera in parole e musica. «Le sue parole coincidevano perfettamente con la mia partitura. Non c’era un aggiustamento da fare» sorride Battiato. […] L’opera su Troia l’hanno accantonata dopo che, in dicembre, l’Assessorato ai Beni Culturali della Regione siciliana è riuscito a commissionare a Battiato un melodramma con cui aprire le celebrazioni per l’ottavo centenario della nascita di Federico II.
Lo stesso concetto è ribadito il 7 ottobre 1994 in un articolo non firmato pubblicato da “La Sicilia” dove troviamo scritto:
L’eclettico sodalizio tra i due siciliani si cimenterà successivamente in un’immersione totale nel mito, un’altra opera lirica ispirata questa volta all’Iliade, «Caduta e distruzione di Troia»

In effetti in una intervista a Battiato realizzata da Pier Luigi Vercesi  e pubblicata su La Stampa, il 28 settembre 1992, il cantautore siciliano già dichiarava a proposito della sua prossima opera lirica:
Rappresenterò la fine dell’umanità attraverso una guerra. Un impero che si allarga e uccide se stesso per troppa espansione dissennata. Ma non è un’opera in chiave negativa: l’idea delle donne che piangono sulla fine di Troia l’ho sempre percepita come una rinascita che, per essere tale, deve passare attraverso la tabula rasa di una civiltà

Si torna a parlare di quest’opera addirittura nel 1999, come riportato anche da Annino La Posta nel suo libro “Franco Battiato – Soprattutto il silenzio” (Giunti, 2010).
In particolare in un articolo di Marinella Venegoni, pubblicato ancora da La Stampa il 10 aprile 1999, nel quale, recensendo un concerto di Battiato del Gommalacca tour e chiedendo a Battiato dei suoi futuri progetti, riceve questa risposta:
Un’opera a Roma in occasione del Giubileo, «Babilonia», con il multilinguismo visto come coesistenza di culture diverse; e sto concludendo «Ascesa e caduta di Troia» per debuttare intorno al 2001“.

In questi frammenti di una intervista trasmessa dall’emittente siciliana Video 3, della quale ignoriamo data e circostanze, Battiato parla di alcuni aspetti legati a questa opera.

Come “Babilonia” (ne abbiamo parlato qua), anche questa opera non è mai stata rappresentata e se ne sono completamente perse le tracce.


Di quest’opera non circola nessuna registrazione, demo o provino. Non è chiaro se alcune delle musiche scritte per questa opera siano poi state utilizzate, in toto o in parte, da Battiato in altri contesti.