Archivi tag: anni ’80

Tema sui vichinghi

Nel numero di marzo 1982 della rivista mensile “Scena“, compare una intervista a Franco Battiato realizzata da Peppo Delconte nella quale il musicista siciliano dichiara:
Ecco, per esempio, sto già lavorando ai brani del nuovo disco che farò in giugno: c’è un tema sui Vichinghi, per il quale ho cercato un’atmosfera ovviamente molto lontana dalla nostra realtà. Ho pensato subito a certi timbri di strumenti a fiato: immagino certi timbri e affiorano insieme immagini da saga nordica. Le parole e le intonazioni vocali le intuisco già indissolubili da quei timbri. Il tutto naturalmente prediligendo quei falsetti, quelle voci «filate» che considero le più funzionali al mio ideale di interpretazione controllata, come ti dicevo prima, vissuta con distacco, senza partecipazione emotiva“.

Il disco a cui si riferisce Battiato, “L’arca di Noè”,  al suo interno non contiene nessun brano dedicato ai vichinghi. Nei dischi successivi l’unica canzone che cita i vichinghi è “Tramonto occidentale” (da “Orizzonti perduti“, 1983), canzone che però non corrisponde né nel testo, né per gli arrangiamenti, a quanto raccontato da Battiato nell’intervista.
Dobbiamo quindi immaginare che questo sia un brano mai più recuperato o, se pubblicato, così profondamente modificato nella sua versione definitiva, da potersi ritenere un’inedito a tutti gli effetti.


Di questo brano non circola nessuna registrazione.

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Famiglia Horror

Il 14 dicembre 1981, al teatro Carcano di Milano, va in scena la prima rappresentazione dello spettacolo “Famiglia Horror” scritto e diretto da Antonio Sixty.
Le musiche originali sono di Franco Battiato e Giusto Pio.
Relativamente a queste musiche lo stesso Battiato ha dichiarato:
Ho realizzato tre modelli. Il primo tema è concepito sulla musicalità dei war game machines, si tratta di tre fasi elettroniche che si completano con delle pause che si potrebbero definire di genere drammatico, nel senso che ipotizzano uno stato di angoscia,  di suspence. Queste pause sono elettronicamente tutte uguali, fino a quando non subentra una fase armonica che ribalta completamente questa struttura“.


Di questo spettacolo e della sua colonna sonora non mi risultano pubblicazioni ufficiali.

Kappa

Nel 1982 il Florian Metateatro (centro di produzione teatrale) realizza “Kappa – le reve de Monsieur K.“, sottotitolato “Prelude e grand opera. Franz Kafka in una lettura trans semiologica di Felix Guattari“.
La regia è di Gian Marco Montesano e le musiche di Franco Battiato.
Lo spettacolo dovrebbe essere stato rappresentato almeno al Teatro Dehon di Bologna.
Non è chiaro se la colonna sonora sia in tutto o in parte composta per l’occasione.

Nel numero di marzo 1982 della rivista mensile “Scena“, compare una intervista a Franco Battiato realizzata da Peppo Delconte nella quale il musicista siciliano dichiara:
Di recente un gruppo di Bologna mi aveva chiesto di musicare un lavoro teatrale su testi di Guattari. Avrei voluto fare per loro nuove composizioni ma non trovavo mai il tempo. Così hanno realizzato un nastro di miei vecchi lavori “.
Sembrerebbe proprio riferirsi a “Kappa“, anche se non è chiarissimo se i “vecchi lavori” a cui accenna Battiato siano da intendersi come cose fatte in precedenza effettivamente già pubblicate o brani inediti conservati nei cassetti.
Nel dubbio preferiamo lasciare questa scheda.


Di questo spettacolo e della sua colonna sonora non mi risultano pubblicazioni ufficiali.

Cafè de la paix (gruppo)

Nel libro di Francesco MessinaOgni tanto passava una nave” (Bompiani, 2014) si accenna ad un gruppo di improvvisazione collettiva chiamato Cafè de la paix.
Messina specifica tre ambiti in cui operò questo gruppo. Il primo è una (non meglio specificata) data dal vivo al Teatro Due di Parma, dove si svolse la prima e unica performance live di questo progetto, per l’occasione composto da Battiato, lo stesso Messina e Michèle Thomasson al pianoforte.

Poi dedica alcune righe ad una serie di registrazioni in studio fatte negli studi della Polygram:
Bruno Malasoma, esperto «sound engineer capo», veniva a sistemarci i microfoni e i collegamenti, faceva partire il nastro e andava a cena. Tornava per chiudere. Eravamo così liberissimi, soli e supportati da un’ottima tecnologia. Franco riuscì a ri-coinvolgere nell’esperimento anche Michèle Thomasson pianista. Non intendevamo realmente comporre musica; si cercava una qualche forma di meditazione sonora. Non so dire come andò e non so nemmeno dove siano finiti quei nastri, ma di una mezz’ora, o forse meno ho un ricordo preciso: sono sicurissimo che era «roba buona». Pochissimo rispetto alle tante ore di registrazione, direte voi, ma queste faccende vanno trattate così, sono una specie di distillazione. […] Non ho mai chiesto a Franco se esistono ancora quei nastri, e casomai dove ritrovarli“.

Il progetto sembra concludersi con una serie di improvvisazioni realizzate in Francia, ad Averliaz:
Se non ricordo male per l’occasione fu reclutato anche Roberto Cacciapaglia […] Non chiedetemi come fu quell’improvvisazione, ma noi eravamo beati“.

Messina aggiunge anche che nelle sere seguenti fecero altre sedute di improvvisazione (ma non è chiaro se queste sessioni francesi siano state registrate).

Non è indicato il periodo in cui si svolsero queste performance, ma da ciò che scrive l’autore siamo sicuramente oltre il 1981, probabilmente intorno alla metà degli anni ’80. Non è neanche chiaro se la serata al Teatro Due di cui si accenna sia quella di cui abbiamo già parlato in questo post, dedicato alla composizione “Cafè de la paix“, ma ci sembra molto probabile che le due cose possano coincidere (per quanto in nessuna delle cronache da noi recuperate si faccia cenno alla presenza sul palco di Messina o della Thomasson).


Le registrazioni di cui parla Francesco Messina non sono mai state pubblicate ufficialmente e non circolano in rete sotto nessuna forma.

Barbablù

Nel 1985 il Teatro del Buratto produce “Barbablù” (da “La vita scellerata del nobile signore Gilles de Rais che fu chiamato Barbablù” di Massimo Dursi), per la regia e i pupazzi di Velia Mantegazza.

Le musiche sono accreditate a Franco Battiato e,  secondo un articolo scritto da Maria Grazia Gregori e pubblicato su L’Unità del 16 gennaio 1985, “…c’è una scena molto bella in cui la Pellissonne (Jolanda Cappi), la procacciatrice di innocenti per i banchetti mortuari di Gilles, gioca con trenini, una palla di metallo e un pupazzo bambino di sapore futurista che gira su se stesso al suono delle musiche premonitrici di Battiato come una trottola


Non è chiaro se questo commento musicale sia inedito o scritto appositamente per questo spettacolo, non mi risulta circolino immagini (o registrazioni audio) di qualcuna di queste rappresentazioni.

Campo di battaglia: il cuore umano

Campo di battaglia: il cuore umano” fu uno spettacolo teatrale per la regia di Camilla Migliori (adattamento teatrale della stessa regista a partire da alcune opere del romanziere russo Fëdor Dostoevskij) portato in scena in vari teatri nel 1989.
Secondo un piccolo articolo scritto da Stefania Chinzari e pubblicato su L’Unità del 12 maggio 1989, Franco Battiato sarebbe l’autore delle musiche di questo spettacolo.


Non è chiaro se le musiche di Battiato siano inedite o scritte appositamente per questa rappresentazione, non mi risulta circolino immagini (o registrazioni audio) di qualcuna di queste rappresentazioni.