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Composizione per pianoforte preparato

Nel libro di Annino La Posta  “Franco Battiato – Soprattutto il silenzio” (Giunti, 2010) è presente una dichiarazione di Pino Massara che, intervistato dall’autore in relazione alla interruzione del contratto di Battiato con la Ricordi, così racconta:
Mancavano ancora uno o due dischi per chiudere il contratto. Battiato voleva fare un disco con un pianoforte trattato con delle foglioline di carta d’alluminio inserite tra le corde sul quale avrebbe improvvisato una performance. La performance l’aveva anche registrata ma il disco non è più uscito“.


Di questa composizione non circola nessuna registrazione, tantomeno quella “ufficiale” che Battiato avrebbe registrato, secondo quanto riportato da Massara (magari cercando negli archivi della Ricordi qualcosa uscirebbe fuori…).

Avvolgimento

Il 14 ottobre 1974 si sarebbe svolta nello Spazio Environmedia, a Milano, la performanceAvvolgimento (modelli di comunicazione tra suono e ambiente)” di cui Franco Battiato dovrebbe essere stato il deus ex machina.

la locandina di "Avvolgimento"
la locandina di “Avvolgimento”

Non sappiamo molto di questo evento, al quale avrebbero partecipato, oltre a Battiato, anche Luciano Bianco, Demetrio Stratos e Klaus Zaug (forse, più correttamente, Zaugg).
Nello Spazio Environmedia si tenevano mostre di video, performance spesso utilizzando mezzi audiovisivi.

particolare dalla locandina di "Avvolgimento"
particolare dalla locandina di “Avvolgimento”

Di questa performance non mi risultano pubblicazioni ufficiali o registrazioni dal vivo.


Per le immagini di questo post ringraziamo Gianmaria Rizzardi.

L’era del cinghiale bianco (LP – prima versione)

Nel suo libro  “Franco Battiato – Soprattutto il silenzio” (Giunti, 2010) Annino La Posta, in relazione alla pubblicazione dell’LP “L’era del cinghiale bianco” scrive:

Accanto a lui ci sono Giusto Pio, già da un po’ compagno principale di viaggio, che lo affianca negli arrangiamenti, dirige l’orchestra e suona il violino, e Francesco Messina […] diventato qualcosa di più di un direttore artistico. Completano il quadro il padrone di casa, Alberto Radius, che suona le chitarre, e Antonio Ballista, affiancato alle tastiere da un giovane Roberto Colombo. […] Una volta finito si accorgono che qualcosa non va come dovrebbe: «La prima versione era senza ritmiche, il disco era orchestrato alla maniera classica. Poi abbiamo pensato che le ritmiche dessero maggiore forza e così le abbiamo aggiunte»“.

Questa prima versione (anche detta, forse impropriamente, “Cinghiale acustico“) abbiamo avuto la fortuna di ascoltarla (una volta sola, molti anni fa, a casa di uno dei maggiori collezionisti abBattiati) e, per quello che ricordiamo, aveva degli arrangiamenti molto diversi (più vicini a quelli del disco di Alfredo CohenCome barchette dentro un tram“, arrangiato e prodotto dallo stesso Battiato) e anche la voce di Battiato cantava seguendo linee melodiche leggermente diverse.
A nostro parere si tratterebbe di qualcosa di più di una semplice versione “senza le ritmiche“, come lascerebbe intendere il libro di La Posta.

la copertina di "Povera patria - Best & rarities"
la copertina di “Povera patria – Best & rarities”

Nel 2010 la EMI ha poi pubblicato una antologia dedicata a Battiato intitolata “Povera patria – Best & rarities“. All’inizio venne annunciata una track-list che, nel secondo CD (quello, appunto, dedicato alle rarità), avrebbe dovuto contenere anche le seguenti tracce:

    • L’era del cinghiale bianco (alternate version)
    • Strade dell’est (alternate version)
    • Stranizza d’amuri (alternate version)
    • Il re del mondo (alternate version)
    • No time no space (demo version)
    • Personal computer (edit version)
    • Luna indiana (remix)

Questi 7 brani erano gli unici della raccolta ad essere indicati come “pubblicati per la prima volta“.
Sul sito lafeltrinelli.it, ad esempio, era scritto “ben 7 brani in versione alternativa/demo mai pubblicate prima d’ora selezionate dopo una lunga ricerca negli archivi storici della EMI” e questo concetto veniva ribadito, più o meno con le stesse parole, nei vari stores della rete dedicati alla musica.

Purtroppo il disco che fisicamente arrivò nei negozi non vedeva più presenti questi brani, sostituiti con altre canzoni (in versioni in lingua inglese o spagnola), e il cambio di rotta non è mai stato giustificato/spiegato dalla EMI (si sarà opposto Battiato ? problemi di diritto d’autore ?).

Noi consideriamo l’esistenza di questi brani come sicura e, in particolare, i primi 4 sembrano poter essere proprio degli estratti dalla prima inedita versione de “L’era del cinghiale bianco“.
Queste versioni alternative non sono ricomparse neanche in altre antologie dedicate a Battiato o in riedizioni dei suoi vecchi dischi


Questa versione de “L’era del cinghiale bianco” non circola in rete (ma è certo che alcuni ne siano in possesso), non è invece chiaro se qualche copia dell’edizione di “Povera patria – Best & rarities” contenente i brani incriminati sia stata effettivamente stampata e/o distribuita a giornalisti o a persone interne all’industria della musica (e alla EMI in particolare).

Tema inedito ’73

Nella parte finale del 1973 Battiato, chiusa l’esperienza del Battiato Pollution Happening e prima di iniziare a fare concerti in solitudine, realizza alcuni concerti dove suona voce e tastiere ed è accompagnato da un batterista e da una chitarra elettrica (o forse un basso).
Ascoltando i bootleg di questo periodo si può riconoscere un tema inedito, del quale ignoriamo l’eventuale titolo, che deve aver presentato in più occasioni (quindi non una improvvisazione).
In particolare focalizzeremo la nostra attenzione sui concerti di Padova del 21 dicembre 1973 e su quello di Cavallermaggiore del 26 dicembre dello stesso anno.
In realtà, trattandosi di bootleg, non è detto che date e luoghi siano esattamente questi, ma per quanto dato sapere questi dati sembrerebbero molto attendibili.

Il brano, della durata di meno di 3 minuti nella versione padovana e dilatato a circa 4 nell’altra esecuzione, vede protagoniste le tastiere di Battiato.
Per descrivervelo in maniera un po’ più dettagliata e tecnica ci siamo avvalsi della collaborazione di Stefano Ciolli al quale sono dovute le righe in corsivo che seguono.

Partiamo dalla esecuzione più lunga:

Fondamentalmente si può dire che si tratta di un pezzo basato su un modo incentrato sul Re dove Battiato suona ascendendo e discendendo, tipo Re-Mi-Fa-Sol#-La-Sol# (ma a volte anche Sol naturale) Fa-Mi-Re-Mi-Fa-Sol-Fa-Mi-Re-Do-Re (e questa è la prima frase) – da notare che gioca anche sull’ «equivoco» tra Sol naturale e diesizzato, discendendo, e alla fine si potrebbe definire un modo minore somigliante ad una «Minore Armonica», che alle volte diventa «Minore Naturale». L’estensione è piuttosto ridotta (in tutto una «sesta maggiore», Do-La). La seconda frase è tipo Re-Do-Re-Do-Re-Mi-Re-Do-Re-Sol-Fa-Mi-Re-Mi-Fa-Sol-Fa-Mi e tutto è giocato nell’ambito di una «Quinta Giusta», Do-Sol“.

Riguardo invece la versione più breve:

Il brano eseguito a Padova è sostanzialmente lo stesso, solo il modo (sempre in minore) è incentrato sul Fa ed abbiamo la sequenza: Fa-Sol-Lab-Si-Do-Si-Lab-Sol-Fa-Sol-Lab-Sib-Lab-Sol-Fa-Mib-Fa (e si hanno quindi le stesse variazioni di una scala minore fra armonico e melodico – armonico perché al primo passaggio discendente quel Si continua a rimanere naturale e non bemollizzato). Restiamo sempre chiaramente in un contesto modale, per cui non mi soffermerei troppo su analisi tonali. L’ambito di questa scala resta quello ovviamente della «Sesta Maggiore» (Mib – Do). Dopo di che Battiato ripete 2 volte la sequenza: Fa-Sol-Lab-Sib-Do-Fa, ambito di «Quinta Giusta» (Fa-Do sotto), assente nel concerto di Cavallermaggiore. Poi enuncia ancora 2 volte il tema precedente, poi per 2 volte: Fa-Mib-Fa-Mib-Fa-Sol-Fa-Mib-Fa-Sib-Lab-Sol-Fa-Sol-Lab-Sib-La-Sol (ambito sempre di «Quinta Giusta», Mib-Sib). Poi ripete ancora la prima sequenza un paio di volte, dopodiché ritorna a suonare la terza sequenza completa, la seconda volta però un’ottava sopra, ma solo la parte iniziale della stessa: Fa-Mib-Fa-Mib-Fa-Sol-Fa-Mib-Fa (magari forse per mancanza della necessaria estensione nella tastiera del VCS3, ma comunque il risultato suona «completo», in quanto questa sequenza accorciata è ripetuta 2 volte, e la seconda ripetizione completa il discorso musicale). Dopodiché l’esecuzione finisce con l’enunciazione del primo tema ancora per un paio di volte, di cui la seconda ha il classico rallentando alla fine con «corona» sull’ultimo Fa“.


Ovviamente questo brano si trova con una certa facilità nei bootleg dedicati ai concerti sopraindicati, ma non escludiamo possano esisterne altre registrazioni.

Tarantella circumetnea

All’interno del libro “Battiato. Testi e spartiti” pubblicato da Gammalibri nel 1984, è presente uno scritto di Paolo Scarnecchia intitolato “Un arabo mitteleuropeo“.
All’interno di questo scritto l’autore cita un brano di Battiato realizzato intorno al 1976 intitolato “Tarantella circumetnea” che prevederebbe un ensemble costituito da due trombe, due violini, una fisarmonica, una voce recitante e una soprano.


Di questa composizione non mi risultano pubblicazioni ufficiali o registrazioni dal vivo.

Memories

Il 9 giugno del 1977, in un concerto tenutosi a Roma, nel giardino del Convento occupato, Franco Battiato ha presentato un brano intitolato “Memories“.
Come si deduce dal manifesto della serata (che potete vedere sotto), il brano prevedeva la presenza di Ombretta Colli (voce recitante), Juri Camisasca (chitarra e voce recitante), Fausto Rolli (chitarra) e dello stesso Battiato al violino (e forse al pianoforte).

la locandina del concerto in cui è stato eseguito "Memories"
la locandina del concerto in cui è stato eseguito “Memories”

Di questa composizione non circola alcuna registrazione.