Archivi categoria: composizioni

avanguardia, sperimentazione ed elettronica

Composizione per pianoforte preparato

Nel libro di Annino La Posta  “Franco Battiato – Soprattutto il silenzio” (Giunti, 2010) è presente una dichiarazione di Pino Massara che, intervistato dall’autore in relazione alla interruzione del contratto di Battiato con la Ricordi, così racconta:
Mancavano ancora uno o due dischi per chiudere il contratto. Battiato voleva fare un disco con un pianoforte trattato con delle foglioline di carta d’alluminio inserite tra le corde sul quale avrebbe improvvisato una performance. La performance l’aveva anche registrata ma il disco non è più uscito“.


Di questa composizione non circola nessuna registrazione, tantomeno quella “ufficiale” che Battiato avrebbe registrato, secondo quanto riportato da Massara (magari cercando negli archivi della Ricordi qualcosa uscirebbe fuori…).

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Cafè de la paix (gruppo)

Nel libro di Francesco MessinaOgni tanto passava una nave” (Bompiani, 2014) si accenna ad un gruppo di improvvisazione collettiva chiamato Cafè de la paix.
Messina specifica tre ambiti in cui operò questo gruppo. Il primo è una (non meglio specificata) data dal vivo al Teatro Due di Parma, dove si svolse la prima e unica performance live di questo progetto, per l’occasione composto da Battiato, lo stesso Messina e Michèle Thomasson al pianoforte.

Poi dedica alcune righe ad una serie di registrazioni in studio fatte negli studi della Polygram:
Bruno Malasoma, esperto «sound engineer capo», veniva a sistemarci i microfoni e i collegamenti, faceva partire il nastro e andava a cena. Tornava per chiudere. Eravamo così liberissimi, soli e supportati da un’ottima tecnologia. Franco riuscì a ri-coinvolgere nell’esperimento anche Michèle Thomasson pianista. Non intendevamo realmente comporre musica; si cercava una qualche forma di meditazione sonora. Non so dire come andò e non so nemmeno dove siano finiti quei nastri, ma di una mezz’ora, o forse meno ho un ricordo preciso: sono sicurissimo che era «roba buona». Pochissimo rispetto alle tante ore di registrazione, direte voi, ma queste faccende vanno trattate così, sono una specie di distillazione. […] Non ho mai chiesto a Franco se esistono ancora quei nastri, e casomai dove ritrovarli“.

Il progetto sembra concludersi con una serie di improvvisazioni realizzate in Francia, ad Averliaz:
Se non ricordo male per l’occasione fu reclutato anche Roberto Cacciapaglia […] Non chiedetemi come fu quell’improvvisazione, ma noi eravamo beati“.

Messina aggiunge anche che nelle sere seguenti fecero altre sedute di improvvisazione (ma non è chiaro se queste sessioni francesi siano state registrate).

Non è indicato il periodo in cui si svolsero queste performance, ma da ciò che scrive l’autore siamo sicuramente oltre il 1981, probabilmente intorno alla metà degli anni ’80. Non è neanche chiaro se la serata al Teatro Due di cui si accenna sia quella di cui abbiamo già parlato in questo post, dedicato alla composizione “Cafè de la paix“, ma ci sembra molto probabile che le due cose possano coincidere (per quanto in nessuna delle cronache da noi recuperate si faccia cenno alla presenza sul palco di Messina o della Thomasson).


Le registrazioni di cui parla Francesco Messina non sono mai state pubblicate ufficialmente e non circolano in rete sotto nessuna forma.

Tema inedito ’73

Nella parte finale del 1973 Battiato, chiusa l’esperienza del Battiato Pollution Happening e prima di iniziare a fare concerti in solitudine, realizza alcuni concerti dove suona voce e tastiere ed è accompagnato da un batterista e da una chitarra elettrica (o forse un basso).
Ascoltando i bootleg di questo periodo si può riconoscere un tema inedito, del quale ignoriamo l’eventuale titolo, che deve aver presentato in più occasioni (quindi non una improvvisazione).
In particolare focalizzeremo la nostra attenzione sui concerti di Padova del 21 dicembre 1973 e su quello di Cavallermaggiore del 26 dicembre dello stesso anno.
In realtà, trattandosi di bootleg, non è detto che date e luoghi siano esattamente questi, ma per quanto dato sapere questi dati sembrerebbero molto attendibili.

Il brano, della durata di meno di 3 minuti nella versione padovana e dilatato a circa 4 nell’altra esecuzione, vede protagoniste le tastiere di Battiato.
Per descrivervelo in maniera un po’ più dettagliata e tecnica ci siamo avvalsi della collaborazione di Stefano Ciolli al quale sono dovute le righe in corsivo che seguono.

Partiamo dalla esecuzione più lunga:

Fondamentalmente si può dire che si tratta di un pezzo basato su un modo incentrato sul Re dove Battiato suona ascendendo e discendendo, tipo Re-Mi-Fa-Sol#-La-Sol# (ma a volte anche Sol naturale) Fa-Mi-Re-Mi-Fa-Sol-Fa-Mi-Re-Do-Re (e questa è la prima frase) – da notare che gioca anche sull’ «equivoco» tra Sol naturale e diesizzato, discendendo, e alla fine si potrebbe definire un modo minore somigliante ad una «Minore Armonica», che alle volte diventa «Minore Naturale». L’estensione è piuttosto ridotta (in tutto una «sesta maggiore», Do-La). La seconda frase è tipo Re-Do-Re-Do-Re-Mi-Re-Do-Re-Sol-Fa-Mi-Re-Mi-Fa-Sol-Fa-Mi e tutto è giocato nell’ambito di una «Quinta Giusta», Do-Sol“.

Riguardo invece la versione più breve:

Il brano eseguito a Padova è sostanzialmente lo stesso, solo il modo (sempre in minore) è incentrato sul Fa ed abbiamo la sequenza: Fa-Sol-Lab-Si-Do-Si-Lab-Sol-Fa-Sol-Lab-Sib-Lab-Sol-Fa-Mib-Fa (e si hanno quindi le stesse variazioni di una scala minore fra armonico e melodico – armonico perché al primo passaggio discendente quel Si continua a rimanere naturale e non bemollizzato). Restiamo sempre chiaramente in un contesto modale, per cui non mi soffermerei troppo su analisi tonali. L’ambito di questa scala resta quello ovviamente della «Sesta Maggiore» (Mib – Do). Dopo di che Battiato ripete 2 volte la sequenza: Fa-Sol-Lab-Sib-Do-Fa, ambito di «Quinta Giusta» (Fa-Do sotto), assente nel concerto di Cavallermaggiore. Poi enuncia ancora 2 volte il tema precedente, poi per 2 volte: Fa-Mib-Fa-Mib-Fa-Sol-Fa-Mib-Fa-Sib-Lab-Sol-Fa-Sol-Lab-Sib-La-Sol (ambito sempre di «Quinta Giusta», Mib-Sib). Poi ripete ancora la prima sequenza un paio di volte, dopodiché ritorna a suonare la terza sequenza completa, la seconda volta però un’ottava sopra, ma solo la parte iniziale della stessa: Fa-Mib-Fa-Mib-Fa-Sol-Fa-Mib-Fa (magari forse per mancanza della necessaria estensione nella tastiera del VCS3, ma comunque il risultato suona «completo», in quanto questa sequenza accorciata è ripetuta 2 volte, e la seconda ripetizione completa il discorso musicale). Dopodiché l’esecuzione finisce con l’enunciazione del primo tema ancora per un paio di volte, di cui la seconda ha il classico rallentando alla fine con «corona» sull’ultimo Fa“.


Ovviamente questo brano si trova con una certa facilità nei bootleg dedicati ai concerti sopraindicati, ma non escludiamo possano esisterne altre registrazioni.

Il Cavaliere dell’Intelletto

Il Cavaliere dell’Intelletto” è probabilmente il più famoso lavoro di Franco Battiato rimasto inedito. Si parla di quest’opera sul sito ufficiale e su molte altre pagine-web, vi segnaliamo in particolare la sua pagina wikipedia e quella dedicatagli dalla casa editrice Sonzogno in occasione della pubblicazione del libretto.

Commissionata dalla Regione Sicilia in occasione dell’ottavo centenario della nascita di Federico II di Svevia l’opera, la terza di Battiato, è raccontata e descritta in maniera molto accurata da Annino La Posta nel suo libro “Franco Battiato – Soprattutto il silenzio” (Giunti, 2010).
Scrive La Posta, in relazione alla prima rappresentazione:
«Il Cavaliere dell’Intelletto» è un’opera in due atti, interpretata da quattro attori: Alessandro Vantini, che impersona Federico II, e Tania Rocchetta, che ha il doppio ruolo di Costanza D’Aragona e di Isabella di Brienne (le due mogli di Federico II), mentre nella parte di Michele Scoto (filosofo occidentale) c’è Giancarlo Ilari e in quella di Ibn Sab’yn (filosofo orientale) Toni Servillo. I solisti sono, oltre allo stesso Battiato, il soprano Cristina Barbieri e il basso Stefano Rinaldi. Li accompagnano il coro diretto da Filippo Maria Bressan e l’Orchestra Sinfonica di Palermo diretta dal maestro Marco Boni. Le coreografie sono curate da Raffaella Rossellini, che si esibisce anche come ballerina insieme a Luis Emilio Bruni e a Lino Privitera“.
La Posta aggiunge anche che: “Lo sviluppo è sempre antinarrativo e presentato per quadri successivi, sottolineati da suoni elettronici che si sposano con l’orchestrazione classica“.

copertina dello spartito de "Il Cavaliere dell'Intelletto"
copertina dello spartito de “Il Cavaliere dell’Intelletto”

Rispetto alle opere precedenti è più marcato l’utilizzo della parola recitata. In proposito lo stesso Battiato dichiara, riferendosi al libretto, scritto da Manlio Sgalambro: “Il suo testo l’ho lasciato come teatro puro e sono intervenuto con la musica solo nei momenti in cui poteva alleviare le pene della parola. Quella parola pura mi ha fatto venire in mente che in effetti stavamo entrando in un nuovo genere di proposta teatrale […] L’opera ha un bilanciamento bellissimo tra le parti musicali che alleviano la parola e l’assoluto rigore di questa parola“.

due scene de "Il cavaliere dell'intelletto"
due scene de “Il cavaliere dell’intelletto”

A Francesco Giambrone de “Il giornale della musica” Battiato dichiara: “Ci sono recitativi puri, recitativi con sotto musica d’accompagnamento (a mio parere le parti più interessanti) e poi vere e proprie arie liriche che Sgalambro ha scritto con una classe poetica eccezionale“.

manifesto per la prima de "Il Cavaliere dell'Intelletto"
manifesto per la prima de “Il Cavaliere dell’Intelletto”

La prima dell’opera si è svolta nella Cattedrale di Palermo il 20 e 21 settembre 1994.
Su “La Stampa“, il 21 settembre 1994, Liliana Madeo scrive: “In un dosaggio molto elaborato e ambizioso di musiche, arie cantate, balletti, recitativi da teatro tradizionale, cori, canti gregoriani, silenzi, nenie arabe. Un intreccio di linguaggi sempre godibile, spesso felice. Alla parola Franco Battiato ha consegnato uno spazio privilegiato. Ma è stato lui, poi, a intrecciare i fili dello spettacolo nel segno della sua sapienza musicale, complessa e eterogenea. Ecco quindi i quesiti su filosofia e potere, e il brusìo delle vie di Palermo. Ecco gli interrogativi sulla natura della verità, e le danze che riportano l’eco di guerre lontane o il sapore dei fasti da sultano che rallegrano la corte. La musica impasta l’Oriente e l’Occidente sul cui crinale Federico percorre strade inesplorate e impervie, e ecco Isabella di Brienne – la seconda moglie, morta nel 1228 – che canta l’addio alla sua patria, nella nostalgia di un bene perduto e nell’amore per il potente sposo. Un canto sufi anticipa la morte del mistico arabo che si suicida «per rientrare al più presto nel seno di Dio». E la musica avvolge la parola, stempera le durezze del dialogo, dà maestà e sacralità alla tenerezza di Costanza d’Aragona, sposata quando il futuro imperatore era appena quattordicenne.”

Su “Il Corriere della sera“, il 21 settembre 1994, Mario Luzzatto Fegiz scrive: “La musica e’ tenuta a livelli bassi amalgamandosi con i dialoghi, la narrazione, combinando elementi antichi e moderni. Qua e la’ le impennate del Battiato sperimentatore di «Ethica Von Etika», come in quel miscuglio di voci che incrociano frammenti di ebraico, arabo, greco e tedesco, tra un latrato di cane e un gracchiare di cornacchia a rappresentazione di una via di Palermo e del crogiolo di culture che Federico II cerco’ di unire. Un’ opera sacra di respiro, piu’ ricca di intuizioni musicali e poetiche delle precedenti di Battiato“.

Gino Castaldo su “La Repubblica“, il 22 settembre 1994, scrive: “Che Battiato del resto stia procedendo più verso un lavoro di sottrazione che di accumulo, è piuttosto evidente. La musica di questo «Cavaliere dell’ intelletto» è un distillato lieve, una quintessenza spirituale il cui obiettivo finale sembra essere il silenzio, o meglio la risonanza del vuoto, la sospensione temporale. A differenza di altri compositori contemporanei, Battiato non adopera metalinguaggi, non si riferisce cioè al linguaggio stesso, ma punta decisamente altrove, cercando di cogliere la corrispondenza tra il suono e una zona interiore che vive tra emozione e spiritualità, il che ovviamente è motivo d’ imbarazzo in ambiente accademico, ma che produce forti suggestioni, molto vicine alla semplicità terminale, quella a cui si arriva appunto dopo un lungo lavoro di sottrazione. […] La musica vive di un perfetto equilibrio, forse mai raggiunto prima da Battiato, tra la ispirazione extraoccidentale e il canto lirico. Non si avverte alcuna contraddizione tra le due strade, come se davvero la figura di Federico II avesse funzionato da elemento catalizzatore, rendendo naturale quello che naturale non è, almeno allo stato attuale delle cose. Le stesse contaminazioni tra i suoni acustici dell’ orchestra, quelli elettronici delle tastiere, i campionamenti, e perfino i rumori, appaiono straordinariamente riuscite, senza asprezze di alcun genere. Un’opera da riascoltare con attenzione“.

il libretto de "Il Cavaliere dell'Intelletto"
il libretto de “Il Cavaliere dell’Intelletto”

Singolarmente quest’opera, discograficamente mai pubblicata, risulta essere l’unica, tra quelle scritte da Battiato, ad avere avuto numerose repliche in svariate città (sicuramente nel teatro Pergolesi di Jesi, dal 7 al 9 ottobre 1994, nel teatro Rendano di Cosenza il 27 ottobre del 1994, il 20 e 21 gennaio 1996 nel teatro Municipale di Piacenza, nella Corte Malatestiana di Fano l’8 e il 9 agosto 1996, nel teatro Regio di Parma nell’aprile 1996,  nel teatro Vittorio Emanuele di Messina il 23 aprile 1996, nel teatro Comunale di Modena e nel teatro Comunale di Carpi nel 1996).

i crediti de "Il Cavaliere dell'Intelletto"
i crediti de “Il Cavaliere dell’Intelletto”
i crediti de "Il Cavaliere dell'Intelletto"
i crediti de “Il Cavaliere dell’Intelletto”
i crediti de "Il Cavaliere dell'Intelletto"
i crediti de “Il Cavaliere dell’Intelletto”
i crediti de "Il Cavaliere dell'Intelletto"
i crediti de “Il Cavaliere dell’Intelletto”

L’opera, della quale circola in rete il libretto, è composta di varie sezioni. Aiutandoci anche con le informazioni depositate presso l’archivio SIAE (vedi immagini sopra, notate la consequenzialità dei codici ISWC della seconda, terza e quarta immagine) possiamo dire che, dal punto di vista musicale, sia strutturata come segue:

Prologo

  • si apre con un prologo, recitato con musica e coro in sottofondo, intitolato “Teoria della Sicilia“, che è anche l’unico frammento dell’opera ad avere avuto una pubblicazione ufficiale (con il recitato di Manlio Sgalambro la potete ascoltare nel CD abbinato al DVD del film, dello stesso Battiato, “Niente è come sembra” o nel sesto CD del boxone antologico “Le nostre anime“)

Primo Atto

  • il primo atto inizia con la breve “Christus vincit” (coro e solisti)
  • segue “Volò con le ali della durabilità” (coro e Battiato alla voce)
  • e prosegue con la breve e rumorosa “Duello” (solo orchestra, probabilmente non depositata in SIAE, forse una sorta di improvvisazione)
  • il monologo de “Il buffone” (contrappuntato da orchestra, coro e tastiere)
  • il brano arabeggiante “Algeri” (con una voce maschile araba non meglio identificata e il coro, nella parte finale del brano a raddoppiarla),
  • Aria di Isabella” (soprano e coro),
  • il monologo “Lettera a Federico Scoto” (con l’orchestra e coro di sottofondo),
  • Aria di Costanza” (soprano e coro)
  •  e si conclude con “Oi lasso” (coro e basso)

 Secondo Atto

  • il secondo atto si apre con “Ragioni metafisiche” (coro e solisti, parte di questo brano verrà poi campionato da Battiato ed utilizzato nella canzone “L’ombrello e la macchina da cucire“)
  • seguono “Serénade sicilienne” (soprano e basso),
  • Il falcone” (o “Danza dei falchi“, orchestra e coro),
  • il monologo “Lamento” (sottofondo orchestrale),
  • Aria di Federico” (o “L’accostamento alla morte“, coro, solisti e voce di Battiato)
  • e il conclusivo “Finale” (o “Florebat olim“, per coro e orchestra che riprende il tema del prologo iniziale).
la locandina delle repliche a Parma de "Il cavaliere dell'intelletto"
la locandina delle repliche a Parma de “Il cavaliere dell’intelletto”

L’opera, secondo una fonte molto attendibile, dovrebbe essere stata registrata in uno studio romano, ma, per ragioni mai chiarite, non è mai stata ufficialmente pubblicata. Di questa registrazione ufficiale non circolano copie, in rete viceversa si trovano le registrazioni amatoriali di almeno due rappresentazioni dell’opera (quella di Carpi e quella di Fano).


La locandina delle repliche al Teatro Regio di Parma e le foto di scena dello spettacolo provengono dal sito di Luca Volpatti.

Infinity

In un articolo di Arianna Boria pubblicato da Il Piccolo il 14 giugno 2013, si accenna ad un’opera intitolata “Infinity“, dedicata alla figura della cosmonauta sovietica Valentina Tereshkova in occasione del cinquantesimo anniversario della sua missione avvenuta il 16 giugno del 1963.
Secondo l’articolo le musiche dell’opera sarebbero state commissionate a Franco Battiato dal Teatro Verdi di Trieste (con il patrocinio dell’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea) per la regia di Ruggero Cappuccio. Esecutori sarebbero dovuti essere l’Orchestra del Teatro Verdi, diretta da Carlo Boccadoro, con Ottavia Fusco protagonista. Il debutto era previsto per l’ottobre del 2013 e ad esso avrebbe dovuto seguire un tour in Italia e all’estero (si vociferava anche di una data a Bol’šoe Maslennikovo, luogo di nascita della Tereshkova). Alla messa in scena dell’opera avrebbero anche contribuito “inedite immagini dallo spazio realizzate dall’astronauta Paolo Nespoli” e si è parlato anche dell’utilizzazione di ologrammi della cosmonauta sovietica.

In un articolo di Valerio Cappelli, pubblicato su Il Corriere della sera il 16 giugno 2013, viene anche indicata la (presunta) data della prima (il 29 ottobre) e si specifica che oltre alla regia anche il libretto sarà curato da Ruggero Cappuccio. Da sottolineare l’affermazione del giornalista secondo la quale: “Battiato ritroverà il suo centro di gravità permanente avendo ultimato un’opera sull’astronauta Valentina Tereshkova“, come se le musiche fossero state del tutto scritte al momento dell’intervista.

In una intervista realizzata da Titta Fiore, pubblicata da Il Mattino il 25 luglio 2013, Franco Battiato dichiarava in proposito: “Debutterà al Verdi di Trieste, ma a febbraio dell’anno prossimo. Quindi ho tempo per prendermela con calma […] Diciamo che il cosmo è nelle mie corde“.


Di questo progetto si sono completamente perse le tracce, l’opera non è stata mai rappresentata e non è chiaro quanto materiale Battiato abbia composto per questa occasione.

Apocalisse

Secondo un articolo (non firmato) pubblicato da Rockol.it il 24 febbraio 1998, intitolato “Franco Battiato, Apocalisse in vista“,  la Provincia di Palermo avrebbe incaricato il musicista siciliano di preparare un’opera in vista del Giubileo del 2000. Battiato si sarebbe dovuto cimentare con un testo di Crispino Valenziani (o forse, più probabilmente, Crispino Valenziano) sul tema dell’Apocalisse. Battiato avrebbe dichiarato a Rockol: “È un testo molto rigoroso, soprattutto per la ricostruzione filologica. Il problema sarà far incontrare le parole e la musica, per la quale sto pensando a qualcosa di contaminato, con innumerevoli variazioni timbriche”.

Dovrebbe trattasi della stessa opera citata anche all’interno del libro di Maurizio MacaleFranco Battiato – Centro di gravità permanente – Storia di una ricerca della verità“, pubblicato da Bastogi nel 1994 (ma la copia in mano nostra è la seconda edizione, riveduta e corretta, del 1997). Parlando della vocazione di Franco Battiato che lo porterebbe a comporre opere classiche l’autore cita lavori quali “Gilgamesh” e “Genesi” unitamente ad un’opera inedita ed (allora) in fase di progettazione intitolata, appunto, “Apocalisse“.


Non è chiaro quanto il progetto di questa composizione sia andato avanti, in ogni caso non mi risultano pubblicazioni ufficiali o registrazioni dal vivo (ammesso che parti di questa opera siano state mai eseguite in pubblico).