Il Cavaliere dell’Intelletto

Il Cavaliere dell’Intelletto” è probabilmente il più famoso lavoro di Franco Battiato rimasto inedito. Si parla di quest’opera sul sito ufficiale e su molte altre pagine-web, vi segnaliamo in particolare la sua pagina wikipedia e quella dedicatagli dalla casa editrice Sonzogno in occasione della pubblicazione del libretto.

Commissionata dalla Regione Sicilia in occasione dell’ottavo centenario della nascita di Federico II di Svevia l’opera, la terza di Battiato, è raccontata e descritta in maniera molto accurata da Annino La Posta nel suo libro “Franco Battiato – Soprattutto il silenzio” (Giunti, 2010).
Scrive La Posta, in relazione alla prima rappresentazione:
«Il Cavaliere dell’Intelletto» è un’opera in due atti, interpretata da quattro attori: Alessandro Vantini, che impersona Federico II, e Tania Rocchetta, che ha il doppio ruolo di Costanza D’Aragona e di Isabella di Brienne (le due mogli di Federico II), mentre nella parte di Michele Scoto (filosofo occidentale) c’è Giancarlo Ilari e in quella di Ibn Sab’yn (filosofo orientale) Toni Servillo. I solisti sono, oltre allo stesso Battiato, il soprano Cristina Barbieri e il basso Stefano Rinaldi. Li accompagnano il coro diretto da Filippo Maria Bressan e l’Orchestra Sinfonica di Palermo diretta dal maestro Marco Boni. Le coreografie sono curate da Raffaella Rossellini, che si esibisce anche come ballerina insieme a Luis Emilio Bruni e a Lino Privitera“.
La Posta aggiunge anche che: “Lo sviluppo è sempre antinarrativo e presentato per quadri successivi, sottolineati da suoni elettronici che si sposano con l’orchestrazione classica“.

copertina dello spartito de "Il Cavaliere dell'Intelletto"
copertina dello spartito de “Il Cavaliere dell’Intelletto”

Rispetto alle opere precedenti è più marcato l’utilizzo della parola recitata. In proposito lo stesso Battiato dichiara, riferendosi al libretto, scritto da Manlio Sgalambro: “Il suo testo l’ho lasciato come teatro puro e sono intervenuto con la musica solo nei momenti in cui poteva alleviare le pene della parola. Quella parola pura mi ha fatto venire in mente che in effetti stavamo entrando in un nuovo genere di proposta teatrale […] L’opera ha un bilanciamento bellissimo tra le parti musicali che alleviano la parola e l’assoluto rigore di questa parola“.

due scene de "Il cavaliere dell'intelletto"
due scene de “Il cavaliere dell’intelletto”

A Francesco Giambrone de “Il giornale della musica” Battiato dichiara: “Ci sono recitativi puri, recitativi con sotto musica d’accompagnamento (a mio parere le parti più interessanti) e poi vere e proprie arie liriche che Sgalambro ha scritto con una classe poetica eccezionale“.

manifesto per la prima de "Il Cavaliere dell'Intelletto"
manifesto per la prima de “Il Cavaliere dell’Intelletto”

La prima dell’opera si è svolta nella Cattedrale di Palermo il 20 e 21 settembre 1994.
Su “La Stampa“, il 21 settembre 1994, Liliana Madeo scrive: “In un dosaggio molto elaborato e ambizioso di musiche, arie cantate, balletti, recitativi da teatro tradizionale, cori, canti gregoriani, silenzi, nenie arabe. Un intreccio di linguaggi sempre godibile, spesso felice. Alla parola Franco Battiato ha consegnato uno spazio privilegiato. Ma è stato lui, poi, a intrecciare i fili dello spettacolo nel segno della sua sapienza musicale, complessa e eterogenea. Ecco quindi i quesiti su filosofia e potere, e il brusìo delle vie di Palermo. Ecco gli interrogativi sulla natura della verità, e le danze che riportano l’eco di guerre lontane o il sapore dei fasti da sultano che rallegrano la corte. La musica impasta l’Oriente e l’Occidente sul cui crinale Federico percorre strade inesplorate e impervie, e ecco Isabella di Brienne – la seconda moglie, morta nel 1228 – che canta l’addio alla sua patria, nella nostalgia di un bene perduto e nell’amore per il potente sposo. Un canto sufi anticipa la morte del mistico arabo che si suicida «per rientrare al più presto nel seno di Dio». E la musica avvolge la parola, stempera le durezze del dialogo, dà maestà e sacralità alla tenerezza di Costanza d’Aragona, sposata quando il futuro imperatore era appena quattordicenne.”

Su “Il Corriere della sera“, il 21 settembre 1994, Mario Luzzatto Fegiz scrive: “La musica e’ tenuta a livelli bassi amalgamandosi con i dialoghi, la narrazione, combinando elementi antichi e moderni. Qua e la’ le impennate del Battiato sperimentatore di «Ethica Von Etika», come in quel miscuglio di voci che incrociano frammenti di ebraico, arabo, greco e tedesco, tra un latrato di cane e un gracchiare di cornacchia a rappresentazione di una via di Palermo e del crogiolo di culture che Federico II cerco’ di unire. Un’ opera sacra di respiro, piu’ ricca di intuizioni musicali e poetiche delle precedenti di Battiato“.

Gino Castaldo su “La Repubblica“, il 22 settembre 1994, scrive: “Che Battiato del resto stia procedendo più verso un lavoro di sottrazione che di accumulo, è piuttosto evidente. La musica di questo «Cavaliere dell’ intelletto» è un distillato lieve, una quintessenza spirituale il cui obiettivo finale sembra essere il silenzio, o meglio la risonanza del vuoto, la sospensione temporale. A differenza di altri compositori contemporanei, Battiato non adopera metalinguaggi, non si riferisce cioè al linguaggio stesso, ma punta decisamente altrove, cercando di cogliere la corrispondenza tra il suono e una zona interiore che vive tra emozione e spiritualità, il che ovviamente è motivo d’ imbarazzo in ambiente accademico, ma che produce forti suggestioni, molto vicine alla semplicità terminale, quella a cui si arriva appunto dopo un lungo lavoro di sottrazione. […] La musica vive di un perfetto equilibrio, forse mai raggiunto prima da Battiato, tra la ispirazione extraoccidentale e il canto lirico. Non si avverte alcuna contraddizione tra le due strade, come se davvero la figura di Federico II avesse funzionato da elemento catalizzatore, rendendo naturale quello che naturale non è, almeno allo stato attuale delle cose. Le stesse contaminazioni tra i suoni acustici dell’ orchestra, quelli elettronici delle tastiere, i campionamenti, e perfino i rumori, appaiono straordinariamente riuscite, senza asprezze di alcun genere. Un’opera da riascoltare con attenzione“.

il libretto de "Il Cavaliere dell'Intelletto"
il libretto de “Il Cavaliere dell’Intelletto”

Singolarmente quest’opera, discograficamente mai pubblicata, risulta essere l’unica, tra quelle scritte da Battiato, ad avere avuto numerose repliche in svariate città (sicuramente nel teatro Pergolesi di Jesi, dal 7 al 9 ottobre 1994, nel teatro Rendano di Cosenza il 27 ottobre del 1994, il 20 e 21 gennaio 1996 nel teatro Municipale di Piacenza, nella Corte Malatestiana di Fano l’8 e il 9 agosto 1996, nel teatro Regio di Parma nell’aprile 1996,  nel teatro Vittorio Emanuele di Messina il 23 aprile 1996, nel teatro Comunale di Modena e nel teatro Comunale di Carpi nel 1996).

i crediti de "Il Cavaliere dell'Intelletto"
i crediti de “Il Cavaliere dell’Intelletto”
i crediti de "Il Cavaliere dell'Intelletto"
i crediti de “Il Cavaliere dell’Intelletto”
i crediti de "Il Cavaliere dell'Intelletto"
i crediti de “Il Cavaliere dell’Intelletto”
i crediti de "Il Cavaliere dell'Intelletto"
i crediti de “Il Cavaliere dell’Intelletto”

L’opera, della quale circola in rete il libretto, è composta di varie sezioni. Aiutandoci anche con le informazioni depositate presso l’archivio SIAE (vedi immagini sopra, notate la consequenzialità dei codici ISWC della seconda, terza e quarta immagine) possiamo dire che, dal punto di vista musicale, sia strutturata come segue:

Prologo

  • si apre con un prologo, recitato con musica e coro in sottofondo, intitolato “Teoria della Sicilia“, che è anche l’unico frammento dell’opera ad avere avuto una pubblicazione ufficiale (con il recitato di Manlio Sgalambro la potete ascoltare nel CD abbinato al DVD del film, dello stesso Battiato, “Niente è come sembra” o nel sesto CD del boxone antologico “Le nostre anime“)

Primo Atto

  • il primo atto inizia con la breve “Christus vincit” (coro e solisti)
  • segue “Volò con le ali della durabilità” (coro e Battiato alla voce)
  • e prosegue con la breve e rumorosa “Duello” (solo orchestra, probabilmente non depositata in SIAE, forse una sorta di improvvisazione)
  • il monologo de “Il buffone” (contrappuntato da orchestra, coro e tastiere)
  • il brano arabeggiante “Algeri” (con una voce maschile araba non meglio identificata e il coro, nella parte finale del brano a raddoppiarla),
  • Aria di Isabella” (soprano e coro),
  • il monologo “Lettera a Federico Scoto” (con l’orchestra e coro di sottofondo),
  • Aria di Costanza” (soprano e coro)
  •  e si conclude con “Oi lasso” (coro e basso)

 Secondo Atto

  • il secondo atto si apre con “Ragioni metafisiche” (coro e solisti, parte di questo brano verrà poi campionato da Battiato ed utilizzato nella canzone “L’ombrello e la macchina da cucire“)
  • seguono “Serénade sicilienne” (soprano e basso),
  • Il falcone” (o “Danza dei falchi“, orchestra e coro),
  • il monologo “Lamento” (sottofondo orchestrale),
  • Aria di Federico” (o “L’accostamento alla morte“, coro, solisti e voce di Battiato)
  • e il conclusivo “Finale” (o “Florebat olim“, per coro e orchestra che riprende il tema del prologo iniziale).
la locandina delle repliche a Parma de "Il cavaliere dell'intelletto"
la locandina delle repliche a Parma de “Il cavaliere dell’intelletto”

L’opera, secondo una fonte molto attendibile, dovrebbe essere stata registrata in uno studio romano, ma, per ragioni mai chiarite, non è mai stata ufficialmente pubblicata. Di questa registrazione ufficiale non circolano copie, in rete viceversa si trovano le registrazioni amatoriali di almeno due rappresentazioni dell’opera (quella di Carpi e quella di Fano).


La locandina delle repliche al Teatro Regio di Parma e le foto di scena dello spettacolo provengono dal sito di Luca Volpatti.

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